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🬧 The NomadNet Encyclopedia | Archives | Info
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Adelfia
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mwhwAdelfia è un mwiacomune italiano di mwiq16 361 abitanticite-ref-template-divisione-amministrativa-abitanti-1-1[1] della mwjgcittà metropolitana di Bari in mwjwPuglia. Fu istituito nel 1927 dalla fusione dei comuni di Canneto di Bari e Montrone. Per suggellarne l'unione, al nuovo comune fu posto il nome Adelfia, ossia "fratellanza" (dal greco mwkaadelphòs).

Contents

Clima
Storia
Eventi
Note

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Geografia fisica

Territorio

Adelfia è situata a ridosso dei primi pendii delle mwlqMurge centrali, a circa mwlg13 km da mwlwBari. Confina a ovest con mwmaSannicandro, a nord con mwmqBitritto, Bari e mwmgValenzano, a est con mwmwCasamassima e a sud con mwnaAcquaviva delle Fonti. Il territorio comunale ha una superficie di mwnq29 km², e raggiunge la sua altitudine massima di mwng231 m s.l.m. nei territori confinanti con Acquaviva, mentre raggiunge quella minima di mwnw103 m s.l.m. nei territori confinanti con Bari. Il panorama dominante è composto da mwoavigne, e anche da mwoqulivi e mwogmandorli, e mwowroverelle verso l’interno.cite-ref-3-4-0[4]

Clima

Il clima di Adelfia è mwqgmediterraneo, con estati calde e secche e inverni moderatamente freddi, grazie alla lontananza dal mare e all’altitudine di bassa collina. Le mwqwprecipitazioni sono abbondanti in inverno e mwraprimavera, con accumuli mensili di circa 60 - 65 mm; in autunno sono lievemente minori, e in estate sono molto scarse, con circa 30 mm mensili. La neve si verifica circa una volta l’anno.cite-ref-3-4-1[4] durante la calda estate si supera la temperatura di 40 gradi

Storia

Il territorio dell’attuale Adelfia fu sicuramente abitato in mwswepoca pre-romana, come dimostrano gli antichi sepolcri rinvenuti risalenti al VI-V secolo a.C. È anche sicuro che vi passarono gli invasori mwtaGoti, mwtqBizantini, mwtgLongobardi, mwtwFranchi, mwuaSaraceni e mwuqNormanni, pur non essendoci rimasto nulla da menzionare per confermarlo.cite-ref-2-5-0[5]

Storia di Montrone

Fondazione

Secondo quanto scritto nel Settecento da don Cataldo de Nicolai, uomo religioso appartenente alla famiglia marchesale di Canneto, Montrone sorse nel 982. Il commerciante mwwgbizantino Roni Sensech, in fuga da mwwwBari sotto l'incalzare delle truppe longobarde di mwxaOttone II, si stabilì su un'altura poco vicina, che si presentava particolarmente adatta al pascolo e al commercio del bestiame. Nacque così il villaggio di mwxqMons Roni (o Monteroni).cite-ref-2-5-1[5]

Il primo nucleo di abitanti contava 31 persone, tra cui un sacerdote bizantino, che dipinse una mwywNatività in una grotta locale. Su volere di Marco, figlio di Roni in corrispondenza di quella grotta fu edificata la cappella della Madonna del Principio nel 1086, poi consacrata dall'arcivescovo di Bari, Ursone. A quel punto si contavano circa 250 abitanti, che nel 1156 aumentarono ulteriormente per via della distruzione di Bari da parte di mwzaGuglielmo I il Malo, mwzqre di Sicilia.cite-ref-2-5-2[5]

Riconoscimento come comune

Il 18 novembre 1167 il successore di Guglielmo I, re mwbaGuglielmo II il Buono, riconobbe Montrone come “mwbquniversità” (mwbgcomune) e la diede in feudo ad un suo uomo fidato, Goffredo Tortomanni. Il primo documento storico in cui vengono menzionati Canneto e Montrone è infatti la mwbwbolla di mwcapapa Alessandro III del 28 giugno 1172, in cui vengono indicati i paesi sotto l’autorità di Rainaldo, arcivescovo di mwcqBari: “…Monteronum, Lositum, Cannitum…”. Da questo momento in poi, si può stabilire più o meno esattamente la serie dei feudatari di Montrone: a Goffredo Tortomanni succedette il ravennese Pasquale (o Pascazio) de Palma, avendo sposato la figlia Geronima.cite-ref-2-5-3[5]

Nel 1266 re mwdwCarlo I d’Angiò donò il feudo ad un suo mwealuogotenente, Rodolfo De Colant, venuto con lui dalla mweqFrancia per aiutarlo nella conquista del Regno di Sicilia. Nel 1276 il feudo fu assegnato a Sparano da Bari, per premiarlo dell’aiuto prestato contro mwegManfredi e mwewCorradino di Svevia, pretendenti al trono siciliano. Morto Sparano, il 28 Aprile 1294 re mwfaCarlo II d’Angiò investì il figlio di Sparano - che era già padrone di mwfqAltamura - anche di Montrone, mwfgValenzano e mwfwMagliano. La famiglia di Sparano tenne il feudo fino al 1339, quando esso venne ceduto al nobile napoletano Gualtieri Galeoti. Nel 1380 I successori di quest’ultimo lo vendettero al conte siciliano Gualtiero di Aspruch. Successivamente, re mwgaCarlo III revocò il feudo per darlo al suo aiutante di campo, Riezio Clignetti. Nel 1390, Riezio vendette il possesso al nobile barese Nicolò Dottula, che dotò il borgo di un castello con torre, nucleo dell'attuale palazzo marchesale. Nel 1417 il feudo fu venduto a Nicolò Fusco di mwgqRavello, già padrone di mwggValenzano. Nel 1423 Montrone divenne possesso del nocerino Niccolò Offieri. Nel 1444 il Codice Diplomatico Barese documenta la vendita del feudo ad un Guarino di Lecce.cite-ref-2-5-4[5]

Gli Acquaviva

Nel 1481 il feudo fu venduto a mwiqGiulio Antonio Acquaviva, mwigDuca di Atri e mwiwConte di Conversano, che pose Montrone sotto il controllo di suo figlio mwjaAndrea Matteo Acquaviva. Secondo don Cataldo, gli Acquaviva furono sgraditi alla popolazione di Montrone, perché volevano "mettere in evidenza nuove consuetudini". Un guardiano del duca venne ucciso, presumibilmente dal popolo, fra Montrone e mwjqRutigliano; a quel punto nel 1519, gli Acquaviva decisero di vendere il feudo al napoletano Giambattista Galeoti, che ne assunse il controllo il 15 giugno dello stesso anno. Invece l'avvocato Pietro Natale, che scrive nel 1801, cita come feudatario nel 1504 un certo Tommaso Paleologo il Greco, a cui sarebbe stato assegnato il feudo da mwjwFerdinando II d'Aragona in seguito alla sua vittoria contro mwkaLuigi XII di Francia per il controllo del mwkqRegno di Napoli. Poiché favorevoli a Luigi di Francia, gli Acquaviva perserò dunque il feudo, ma lo riacquistarono e ebbero conferma del loro possedimento da parte di mwkgCarlo V d'Asburgo, per poi rivenderlo a Giambattista Galeoti nel 1519 come già detto sopra.cite-ref-2-5-5[5]

Giambattista Galeoti

Don Cataldo elogia Giambattista Galeoti, poiché fu il primo a fissare dimora a Montrone e realizzò una serie di opere pubbliche per i cittadini (che all'epoca erano circa 500) a sue spese. Riferisce inoltre che i suoi successori, altrettanto graditi alla popolazioni, mantennero il feudo fino al 1629, anno in cui fu venduto ad Aurelio Furietti, principe di mwnqValenzano. Invece Pietro Natale sostiene che Galeoti aumentò le tasse dei cittadini e che con lui iniziò un'era infelice, finita nel 1617 con la vendita del feudo ad Antonia Gentile, vedova di Aurelio Furietti e madre di Francesco Furietti, principe di Valenzano. Ad ogni modo, il feudo passò ai principi di Valenzano, che lo tennero fino al 1696, anno in cui esso fu venduto ad Alessandro Bianchi, proveniente dalla famiglia bolognese mwngDe' Bianchi.cite-ref-2-5-6[5]

Bianchi e Bianchi Dottula

Alessandro de Bianchi fu barone di Montrone dal 1696 al 1699, anno della sua morte. Lo succedette il fratello Giovanni de Bianchi. Nel 1706, dal registro dei battesimi, risulta mwpgaffittuario di Montrone il nobile napoletano Giacomo Capece-Zurlo, probabilmente con Giovanni titolare del feudo. Giovanni fu barone fino al 1753, quando morì all'età di settant'anni. Ereditò la baronia suo figlio Donato de Bianchi, che per accattivarsi il favore del popolo aveva costruito un mwpwfrantoio nel 1742. Donato morì nel 1773 sessantottenne, e fu seguito da suo figlio Luigi. Luigi aveva sposato Francesca Dottula, appartenente alla nobile famiglia barese dei Dottula che tuttavia andava estinguendosi. Proprio per questo motivo nel 1790, su volere di Giordano Dottula, padre di Francesca, il barone Luigi de Bianchi unì al suo cognome quello dei Dottula, dando vita alla famiglia mwqaBianchi Dottula, e gli venne dato in riconoscenza il titolo di marchese di Montrone.cite-ref-2-5-7[5]cite-ref-6[6]

Eccidio per mano francese

Nel 1799, Montrone fu protagonista di una triste vicenda. Le truppe francesi di mwswNapoleone avevano messo in fuga mwtaFerdinando IV di Borbone, re di Napoli, e stavano procedendo alla sottomissione del sud Italia. I cittadini di Montrone erano tuttavia rimasti fedeli al re e mantennero un atteggiamento ostile verso le truppe francesi; per questo, il generale mwtqBroussier, facente parte dell'mwtgArmata di Napoli, inviò sul luogo un'ambasciata di cinquecento soldati per consigliare ai montronesi di non opporsi al passaggio delle truppe francesi, che dovevano recarsi a mwtwRutigliano. L'ambasciata arrivò a montrone il 5 aprile, e il comandante di questa mandò avanti un trombettiere per annunciare l'intenzione delle truppe di passare amichevolmente. Tuttavia, un tale Giuseppe Macchia fucilò e uccise il trombettiere, scatenando l'ira dei francesi. Infatti le truppe, per vendicarsi, uccisero 83 montronesi, fra cui il parroco Giovanni Battista Cacciapaglia, e saccheggiarono il palazzo marchesale dei Bianchi-Dottula (dove si era arroccato il luogotenente borbonico mwuaGiambattista De Cesari, che fu costretto a fuggire). La confusione generale scatenò inoltre una rissa tra cannetani e montronesi fra le campagne, e alcuni cittadini ne approfittarono per aggiungersi al saccheggio del palazzo marchesale; anzi, sembrerebbe che al saccheggio parteciparono più gli stessi montronesi che i francesi. Con il ritorno dei mwuqBorbone fu innalzata una croce a memoria dell'eccidio.cite-ref-2-5-8[5]cite-ref-1-7-0[7]cite-ref-1848-8-0[8]

Successivamente alla conquista francese, a Montrone cominciò a diffondersi il desiderio di liberarsi di alcune tasse imposte dalla famiglia feudataria. La questione si evolse a favore dei cittadini per via degli sviluppi storici in Italia, poiché nel 1806 mwxwGiuseppe Bonaparte, re di Napoli, abolì la feudalità. Da questo momento in poi avrà inizio lo sviluppo edilizio del paese fuori dalle mura del vecchio borgo. Tra il 1815 e il 1820 il territorio di Bari soffrì il brigantaggio delle truppe, logorate dalla guerra. In questa occasione il marchese Luigi mwyade Bianchi Dottula fu tra quelli ad aiutare maggiormente il comune di Bari, donando 1200 mwyqducati.cite-ref-2-5-9[5]

Ottocento

Figlio dei marchesi Luigi e Francesca fu mw0aGiordano de Bianchi Dottula, che succedette al padre come marchese, dopo la sua morte nel 1821. Giordano fu un letterato e politico italiano, noto per antonomasia come "Marchese di Montrone", e fu anche mw0gIntendente di Bari. Tuttavia, pur essendo un apprezzato autore di prose e un ottimo intendente, è probabile che non fosse così gradito ai montronesi come feudatario. A testimonianza di ciò, nel 1848 - dopo solo due anni dalla sua morte - abbiamo testimonianza di un'azione legale. Luigi Gaetani, suocero di Giordano, fece causa - in qualità di tutore dei figli minorenni di Giordano, Luigi e Francesco, che avevano ereditato i possedimenti marchesali - a nove cittadini, fra cui il parroco Beniamino Landriscina, affinché ripagassero i danni dell'abbattimento "clandestino e criminoso" del frantoio che era stato costruito da Donato Maria de Bianchi nel 1742. Gli accusati, infatti, fra il 9 e l'11 aprile 1848 avevano distrutto il frantoio "per astio e per altre loro occulte ragioni", e perché sostenevano che esso non fosse di proprietà dei marchesi, ma dei cittadini, e che fosse stato usurpato ingiustamente. La conclusione della controversia non è nota, poiché Luigi Stangarone, che riporta questa vicenda, non era in possesso di documenti che ne trattassero.cite-ref-1848-8-1[8]

In ogni caso, dopo Giordano la famiglia marchesale perse importanza. Suo figlio Luigi ereditò il titolo di Marchese, ma non fu mai in grado di esercitare i suoi poteri. Morì nel 1876.cite-ref-2-5-10[5]cite-ref-1848-8-2[8]

Novecento

Diversi montronesi parteciparono e persero la vita nella mw4gprima guerra mondiale; i loro nomi sono ricordati nel mw4wMonumento ai Caduti in Corso Umberto I. Nel 1915 nel paese vennero inaugurati l'acquedotto e la luce elettrica.cite-ref-2-5-11[5]

Storia di Canneto

In antichità, il territorio di Canneto fu forse frazione e necropoli di mw6gCelia (odierna mw6wCeglie), importante città della mw7aPeucezia. Lo attestano le diverse ceramiche ritrovate sul luogo che ad oggi siedono nei musei di Bari e mw7qTarantocite-ref-2-5-12[5]

Fondazione

Secondo don Cataldo, Canneto nacque nell'XI secolo. mw-aRoberto il Guiscardo, mw-qDuca di Puglia, condusse una campagna militare tra il 1067 e il 1071 finalizzata alla conquista di mw-gBari, che al tempo era tenuta dai mw-wBizantini. Siccome l'assedio si rivelò difficile, presto il duca mw-anormanno dovette trovare un modo per riparare il suo esercito dalla stagione invernale. Si ricordò allora di un luogo che aveva attraversato per arrivare a Bari, ricco di canne da zucchero; i soldati normanni si accamparono dunque nelle campagne dell'odierna Canneto, dove furono in grado di costruire 265 capanne per difendersi dal freddo. Due cavalieri si interessarono al territorio, nel frattempo divenuto noto col nome di mw-qCannitum, per via delle sue qualità; uno era di mw-gMilano e l'altro di mw-wMessina. Portata a termine la conquista di Bari, Roberto il Guiscardo diede il luogo in feudo al messinese dei due, Giosuè Galtieri, uno dei suoi cavalieri più fidati. Galtieri prese dimora nel luogo e sposò la tarantina Beatrice Curcelli. Morì nel 1095, "di dolore", poiché per via della sua vecchiaia non poté seguire mwaqaBoemondo d'Altavilla, figlio del Guiscardo, nella mwaqeprima crociata. Lasciò due figli: il primo, Domenico, lo succedette come feudatario, mentre il secondo, Giovenale, condusse una vita ecclesiastica e fece costruire a Canneto una chiesa dedicata a mwaqiSan Domenico.cite-ref-2-5-13[5]

Stella Beatrice e Alfonso Balbiano

Nel 1141, quando a Canneto si contavano circa 100 abitanti, la figlia di Domenico Galtieri, Stella Beatrice, sposò il nobile mwaqknapoletano Alfonso Balbiano, che si trasferì a Canneto. Egli, appartenente ad una famiglia ricca, fece costruire fin da subito delle strade e uno spiazzale. Nel 1146, come era solito nei borghi del luogo, Balbiano fece costruire un'alta torre in stile normanno che serviva ad allertare gli altri comuni in caso di scorrerie di ladri. Fece poi scavare un corridoio sotterraneo che dalla torre terminava verso mwaqoAcquaviva, nel caso in cui ci fosse stato bisogno di scappare senza esser visti. La costruzione della torre fu ultimata nel 1153, lo stesso anno in cui Canneto fu riconosciuto come comune da mwaqsRuggero II, mwaqwre di Sicilia. Il 21 Aprile 1169 Domenico Galtieri morì, e gli furono eredi Stella Beatrice e Alfonso Balbiano; quest'ultimo fu dichiarato legittimo sigore di Canneto da mwaq0Guglielmo II il Buono nel 1176. Nel 1185 Stella Beatrice si ammalò gravemente, e Balbiano pregò la mwaq4Madonna affinché guarisse. Il giorno dopo quello di mwaq8Pasqua, Stella Beatrice "da morta si vide nuovamente in vita". L'anno successivo Alfonso Balbiano fece costruire, in segno di riconoscimento, la cappella della Madonna della Stella, sullo stesso luogo in cui era stato sepolto Giosuè Galtieri.cite-ref-2-5-14[5]

I Gerundi

La famiglia Balbiano tenne il feudo di Canneto fino al 1431, quando un Nicolò Balbiano vendette il feudo al napoletano Nicolò Antonio de Ofieri. L'anno dopo un Bernardo de Ofieri lo vendette a Giacomo Passarelli, sempre di Napoli. Nel 1463, poiché senza figli, Passarelli chiamò a suo erede il nipote Giovanni Gerundi, che nel suo arrivo a Canneto portò da Napoli un quadro della mwarsVergine Maria. Nel 1473 si contarono a Canneto 496 abitanti. Gerundi ingrandì il palazzo baronale, ripulì la chiesa e fece fondere una nuova campana; nel 1478 il territorio di Canneto fu colpito dalla pestilenza, e Gerundi fece costruire al di fuori dalle mura del borgo la cappella di mwarwMaria Vergine di Costantinopoli, essendo devoto ad ella. Nel 1507 un Pietro Gerundi fu successore di Giovanni. Nel 1604 fu barone di Canneto un Alfonso Gerundi, nel 1635 un Francesco Gerundi e nel 1659 un altro Alfonso Gerundi, che sposò Camilla Capece-Zurlo.cite-ref-2-5-15[5]

I Nicolai

I Gerundi (o Girondi) mantennero il feudo fino all'8 maggio 1719, quando un Giangiuseppe Girondi lo vendette a Carlo De Nicolai, famiglia dei baroni di mwasmBasville, per 7506 ducati. Carlo De Nicolai divenne il primo Marchese di Canneto. Giunto nel borgo trovò la popolazione demoralizzata, poiché da trent'anni i Girondi vivevano a mwasqNapoli. Nel 1730 morì, e gli succedette il figlio Domenico De Nicolai, fratello del Don Cataldo che scrisse le pergamene da cui ci pervergono queste informazioni. Alla morte di Domenico nel 1758 gli succedette Francesco Paolo, e alla morte di questo nel 1775 gli succedette Giambattista, che prese il titolo di Marchese l'anno successivo nel 1776. Nel 1799 a Canneto non si consumò lo stesso eccidio che ci fu a Montrone, e ci furono solo tre morti, uccisi mentre fuggivano impauriti. Nel 1840 fu Marchese di Canneto Carlo de Nicolai.cite-ref-2-5-16[5]

Novecento

Nel 1936 il carabiniere mwassVittoriano Cimmarrusti, di Canneto, partecipò e morì nella mwaswguerra d'Etiopia, ottenendo per le sue gesta la mwas0medaglia d'oro al valor militare.cite-ref-2-5-17[5]

Nascita di Adelfia

I comuni di Montrone e Canneto, poco distanti l’uno dall’altro, mantennero la propria autonomia amministrativa sino al 29 settembre 1927, quando il decreto n. 1903 firmato da mwatqVittorio Emanuele III e mwatuBenito Mussolini ne sancì l'unione sotto il nome di “Adelfia” (dal greco "Adelphos" (Άδελφος), ossia "fratellanza"). Nonostante la prossimità dei due centri vi erano spiccate differenze nelle popolazioni, ad esempio per quanto riguarda le tradizioni e il dialetto. Infatti, per alcuni decenni la nascita di un'identità cittadina unitaria è stata difficoltosa. Ancora oggi ci sono due feste patronali - una per Montrone e una per Canneto - due Chiese Matrici, due centri storici, due scuole elementari, due scuole medie, due centri postali, due cimiteri, eccetera. Una mwatystele, situata presso l’attuale municipio di Adelfia, segna gli antichi confini di Canneto e Montrone.cite-ref-3-4-2[4]cite-ref-1-7-1[7]cite-ref-0-9-0[9]cite-ref-10[10]

Simboli

Lo stemma e il gonfalone del comune di Adelfia sono stati concessi con regio decreto del 31 gennaio 1929.cite-ref-11[11] Lo stemma è dato dall'unione di quello delle due entità precedenti, con una croce su tre colline sormontata da due lune e due stelle per Montrone, e delle canne su una collina per Canneto.

«Stemma

partito

: nel primo d'azzurro, al

monte

di tre cime di verde, movente dalla punta, cimato da una croce latina di nero, accompagnata in capo da due

crescenti

di argento, quello

di destra

volto, ed accostata da due

stelle

dello stesso; nel secondo, pure d'azzurro, a tre leoni seduti, il centrale più in alto e più grande e due posti in basso affrontati, sopra un monte movente dalla punta e dal quale nasce un canneto, il tutto

al naturale

. Ornamenti esteriori da Comune.»

Il gonfalone è un drappo mwavmtroncato di giallo e di azzurro.

Monumenti e luoghi d'interesse

Il patrimonio architettonico di Adelfia vanta l’esistenza di due centri storici, per via dello sviluppo autonomo dei rioni Montrone e Canneto.cite-ref-3-4-3[4]

Architetture religiose

Montrone

• Chiesa di Santa Maria del Principio, edificata nel 1086 su volere di Marco Sensech.cite-ref-3-4-4[4]
• mwawcChiesa Madre di Montrone, edificata attorno al 1711 e intitolata a mwawgSan Nicola di Bari. Essa contiene la statua di mwawkSan Trifone, mwawopatrono di Montrone, scolpita dall’mwawsandriese Riccardo Brudaglio nel 1783. La Chiesa Madre fu consacrata nel 1726; fra il 1744 e il 1747 fu innalzato anche un campanile. Nel 1833 il pittore mwawwmolfettese Saverio Calò ne affrescò gli interni, e nel 1926 il mwaw0barese Bernardo Caprioli eseguì la decorazione in oro nella parte superiore.cite-ref-3-4-5[4] Un dipinto pregiato, attribuito a mwaxiTiziano e raffigurante mwaxmFrancesco da Paola, è custodito nella chiesa.cite-ref-12[12]

Canneto

• Cappella della Madonna della Stella, edificata nel 1186 su volere del mwaxsfeudatario Alfonso Balbiano.cite-ref-3-4-6[4]
• Chiesa Madre di Canneto, costruita fra il 1761 e il 1763, e dedicata alla mwayeMadonna immacolata. All’interno di essa sono custodite le reliquie di San Vittoriano, patrono di Canneto.cite-ref-3-4-7[4]

Architetture civili

Montrone

• Palazzo Marchesale di Montrone, costruito nel 1396 dal mwaysfeudatario Niccolò Dottula. Fu ampliato nel 1519 dal feudatario Giambattista Galeoti, e decorato con affreschi di scuola napoletana. Infine, fu rifinito nel 1790 dal mwaywmarchese di Montrone Luigi mway0de Bianchi Dottula.cite-ref-3-4-8[4]cite-ref-13[13]
• Palazzo Angiuli (in via Valenzano, Montrone), costruito alla fine XIX secolo. Nella cappella interna, dedicata alla mwazcMadonna Immacolata, si celebra annualmente un concerto ed una messa pro mwazgTerra Santa con il patrocinio dell'mwazkOrdine del Santo Sepolcro.cite-ref-3-4-9[4]
• Palazzo Angiuli (in corso Umberto, Montrone), costruito all’inizio del XX secolo e affrescato.cite-ref-3-4-10[4]
• Palazzo Stangarone (in corso Umberto, Montrone), costruito all’inizio del XX secolo e affrescato.cite-ref-3-4-11[4]

Canneto

• Casina don Cataldo (o anche Castello dei Fascina), costruita nel XVII secolo dal marchesi de Nicolai lungo la strada per mwaasBitritto.cite-ref-3-4-12[4]
• Villa Gigia (o anche Villa Monteleone), costruita nel XIX secolo a Canneto.cite-ref-3-4-13[4]

Architetture militari

• Torre normanna di Canneto, costruita dal feudatario Alfonso Balbiano fra il 1147 e il 1153. È alta 19 metri ed è composta da 4 piani. Termina con un coronamento di mwabgarchetti pensili su mensole. È stata dichiarata monumento nazionale nel 1920, insieme all'adiacente palazzo marchesale di Canneto.cite-ref-3-4-14[4]

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiticite-ref-14[14]

A lungo l'mwacuemigrazione – prima oltreoceano, e poi verso il mwacyNord Italia e altri paesi europei – ha determinato il mwaccsaldo demografico di Adelfia. Ancora oggi il fenomeno dell’emigrazione è visibile nei più giovani; tuttavia recentemente Adelfia, grazie alla vicinanza con mwacgBari, rispetto alla quale presenta un costo di vita più economico e una tranquillità maggiore, ha visto crescere la sua popolazione significativamente.

Etnie e minoranze straniere

Gli stranieri residenti ad Adelfia, secondo le statistiche risalenti al 31 dicembre 2019, erano mwacs446 (pari al 2,64% della popolazione complessiva). Le comunità più numerose sono:cite-ref-15[15]

• mwadiAlbanesi: 115
• mwadqSenegalesi: 85
• mwadyRumeni: 52
• mwadgNigeriani: 25

Cultura

Eventi

Festa patronale di San Trifone

La festa più importante di Adelfia è la venerazione di mwad4san Trifone martire, patrono di Montrone, che secondo la tradizione protesse il paese durante l'epidemia di mwad8peste del 1691, e scacciò un'invasione di mwaeacavallette (come mostra l’mwaeeiconografia del santo, rappresentato con una cavalletta sulla lancia).cite-ref-3-4-15[4] Le reliquie di san Trifone vennero donate a Montrone dal mwaeyvescovo di Cattaro, per mezzo del mwaecvescovo di Gallipoli.cite-ref-2-5-18[5]

La festa si celebra ogni anno, con i giorni principali che vanno dal 9 all'11 novembre. Fa convergere nella città molti turisti, provenienti da tutta Italia, anche per la gara di mwae0giochi pirotecnici che si verifica durante la festa. Sin dal primo giorno la “Bassa Musica di Adelfia”, localmente nota semplicemente come “Il Tamburo” (mwae4u Tammore in dialetto) percorre giorno e notte il centro abitato, suonando dei pezzi popolari, fra cui la "Marcia dell'asino" (mwae8Marcie du ciuccie).cite-ref-3-4-16[4]cite-ref-4-16-0[16]

La sera del mwafk9 novembre, il quadro del santo viene portato in mwafoprocessione fino alla piazza di Montrone, e si procede al lancio di una mongolfiera. Dopodiché la serata si anima con concerti, che proseguono fino a notte inoltrata. Il mwafs10 novembre, alle 4 di notte, un colpo secco sparato da un mortaio di 12 cm sancisce l’inizio della giornata più importante della festa. Molti fedeli raggiungono la mwafwchiesa madre di Montrone per assistere alla prima messa delle 4:30. Dalle 10:00 i concerti bandistici e la “riffa”, cioè l’insieme di offerte dei fedeli che vogliono portare la statua del santo in spalla, precedono un'altra processione. Questa viene percorsa per le vie della città, ed è accompagnata fra gli altri da molti bambini, alcuni dei quali a cavallo, che per devozione familiare indossano gli abiti del santo. La processione è chiusa dalla consegna delle chiavi della città da parte del sindaco, che avviene nelle vicinanze dell’arco con orologio di Montrone. Nel pomeriggio ha luogo la suddetta gara pirotecnica, che dura circa tre ore.cite-ref-3-4-17[4]cite-ref-4-16-1[16]

L’mwagy11 novembre, a conclusione dei festeggiamenti, la processione percorre nuovamente il paese, e la statua del santo è portata in spalla degli emigranti che sono tornato ad Adelfia per l’occasione. La domenica successiva alla festa, detta di “San Trifone nella nicchia” (mwagcSan Trefon ‘iinde a ua’ ‘nnicchie) la statua del santo viene posta nella nicchia della Chiesa Madre, dove resterà fino alla prossima festa patronale.cite-ref-3-4-18[4]

Dal punto di vista gastronomico, durante la festa di San Trifone ha luogo una “sagra dell’agnello”, durante la quale si possono mangiare – presso le mwag0rosticcerie allestite appositamente fra le strade – delle costatine di mwag4agnello e delle mwag8frattaglie alla brace (dette mwahanghimmiredde), accompagnate da costine di mwahesedano e fette di mwahiprovolone, oltre che del mwahmvino locale.cite-ref-3-4-19[4]

Altre manifestazioni

• Festa della Madonna della Stellacite-ref-3-4-20[4]
• mwaiaFesta patronale di San Vittorianocite-ref-3-4-21[4]
• Festa della Madonna della Pietàcite-ref-3-4-22[4]
• San Vittorianicchiocite-ref-3-4-23[4]
• Giornata dell'Emigrante, che ricorda l’emigrazione che ha caratterizzato Adelfiacite-ref-3-4-24[4]

Economia

La principale attività economica adelfiese, grazie alle caratteristiche del terreno, è la coltivazione di mwajyuva (in particolare dell’uva Regina, presente in due varianti locali dette Mennavacca e Pizzutella, e dell’mwajcuva baresana, e in minor numero anche delle uve Primus e Moscato nero). Negli ultimi anni la produzione di vino mwajgprimitivo ha valorizzato il territorio. In misura minore rispetto all’uva e al vino sono prodotti anche mwajkolive e mwajoolio. Le attività non legate all’agricoltura sono poche, e limitate a poche imprese nel mwajssettore manifatturiero.cite-ref-3-4-25[4]

Infrastrutture e trasporti

La strada principale che collega Adelfia a Bari è la mwakmstrada statale 100, che corre a est del centro abitato. I rioni di Canneto e Montrone sono fisicamente separati dalla mwakqlinea ferroviaria Mungivacca-Putignano, in concessione alle mwakuFerrovie del Sud Est. Nel 2010 è stato completato l'interramento del tratto ferroviario urbano finalizzato all'eliminazione del mwakypassaggio a livello tra i due rioni ed è stata aperta al pubblico la nuova mwakcstazione.cite-ref-3-4-26[4]

Amministrazione

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

| Periodo | Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note |
|---|---|---|---|---|---|
| 28 luglio 1988 | 7 giugno 1993 | Antonio Mastrogiacomo | Partito Socialista Italiano | Sindaco | [ 17 ] |
| 14 giugno 1993 | 8 novembre 1995 | Francesco Pirolo | centro, Democrazia Cristiana | Sindaco | [ 17 ] |
| 10 novembre 1995 | 10 giugno 1996 | Giuseppe Guetta | | Comm. straordinario | [ 17 ] |
| 10 giugno 1996 | 10 gennaio 1997 | Emanuela Clotilde Angiuli | centro-sinistra | Sindaco | [ 17 ] |
| 10 gennaio 1997 | 28 aprile 1997 | Erminia Cicoria | | Comm. pref. | [ 17 ] |
| 28 aprile 1997 | 14 maggio 2001 | Ermanno Maria Nino Macchia | sinistra | Sindaco | [ 17 ] |
| 14 maggio 2001 | 30 maggio 2006 | Francesco Nicassio | centro-destra | Sindaco | [ 17 ] |
| 13 giugno 2006 | 12 maggio 2010 | Francesco Nicassio | centro-destra | Sindaco | [ 17 ] |
| 12 maggio 2010 | 10 giugno 2011 | Vittorio Lapolla | | Comm. straordinario | [ 17 ] |
| 19 maggio 2011 | 20 giugno 2016 | Vito Antonio Antonacci | lista civica ”Antonacci, il sindaco che vogliamo” | Sindaco | [ 17 ] |
| 20 giugno 2016 | in carica | Giuseppe Cosola | lista civica | Sindaco | [ 17 ] |

Note

cite-note-template-divisione-amministrativa-abitanti-11. mwaommwaoqmwaouBilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su mwaoydemo.istat.it, mwaocISTAT.
cite-note-divamm-sismica-21. mwaosmwaowmwao0Classificazione sismica (mwao4mwao8XLS), su mwaparischi.protezionecivile.gov.it.
cite-note-template-divisione-amministrativa-gradi-giorno-32. mwapqmwapumwapyTabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (mwapcmwapgPDF), in mwapkciterefmwapoLeggemwaps mwapw26 agosto 1993, n. 412, allegato A, mwap0Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p.mwap4 151. mwap8URL consultato il 25 aprile 2012 mwaqa(archiviato dall'mwaqeurl originale il 1º gennaio 2017).
cite-note-3-44. mwatkmwatomwatsStoria di Adelfia, su mwatwadelfiacomitatosantrifone.it. mwat0URL consultato il 16 novembre 2024.
cite-note-2-55. mwawuLuigi Stangarone, mwawyAdelfia, Cenni Storici.
cite-note-66. mwawoLuigi Stangarone, mwawsAdelfia, stemmi e feudatari.
cite-note-1-77. mwaxemwaximwaxmConsultazione Archivio Comuni e Stati Esteri, su mwaxqsister.agenziaentrate.gov.it. mwaxuURL consultato l'8 aprile 2019.
cite-note-1848-88. mwax0Luigi Stangarone, mwax4il 1848 a Montrone.
cite-note-0-99. mwayimwaymmwayqConsultazione Archivio Comuni e Stati Esteri, su mwayusister.agenziaentrate.gov.it. mwayyURL consultato l'8 aprile 2019.
cite-note-1010. mwayomwaysmwaywAssociazione Pro Loco - Adelfia (BA), su mway0prolocoadelfia.it. mway4URL consultato il 16 novembre 2024 mway8(archiviato dall'mwazaurl originale il 7 luglio 2007).
cite-note-1111. mwazqmwazumwazyAdelfia, decreto 1929-01-31 RD, concessione di stemma e gonfalone, su mwazcArchivio Centrale dello Stato. mwazgURL consultato il 31 maggio 2022.
cite-note-1212. mwazwmwaz0mwaz4Adelfia com'era..., su mwaz8www.cartamaxima.it. mwa0aURL consultato il 16 novembre 2024.
cite-note-1313. mwa0qmwa0umwa0yPalazzo marchesale dei Bianchi - Dottula, su mwa0cI Luoghi del Cuore - FAI. mwa0gURL consultato il 10 agosto 2021.
cite-note-1414. Dati tratti da: mwa0wmwa00mwa04mwa08mwa1aPopolazione residente dei comuni. Censimenti dal 1861 al 1991 (mwa1emwa1iPDF), su mwa1mebiblio.istat.it, mwa1qISTAT. mwa1umwa1ymwa1cmwa1gPopolazione residente per territorio – serie storica, su mwa1kesploradati.censimentopopolazione.istat.it. Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.
cite-note-1515. mwa14mwa18mwa2aResidenti stranieri: popolazione residente e bilancio demografico al 31 dicembre 2019, su mwa2edemo.istat.it, ISTAT.
cite-note-4-1616. mwa2cRedazione online, mwa2gmwa2kAdelfia, si ripete la magia di San Trifone: la processione, le bande e i botti diurni, su mwa2owww.lagazzettadelmezzogiorno.it, 10 novembre 2024. mwa2sURL consultato il 16 novembre 2024.
cite-note-interno-173. mwa4mhttps://amministratori.interno.it/

Voci correlate
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Collegamenti esterni

• Sito ufficiale, su comune.adelfia.gov.it.
• citerefsapere-itAdèlfia (Bari), su sapere.it, De Agostini.
• mwa6aPro Loco, su prolocoadelfia.it. URL consultato il 24 luglio 2007 (archiviato dall'url originale il 30 giugno 2007).
• mwa6iAdelfia com'era, su cartamaxima.it.